Storia: fantasie culturali: Villa Lysis e le sure sorelle

Ho immaginato una storia ‘antologica/galleria’ che mette assieme diverse cose che ho letto ultimamente.

La scoperta di Pompei e Ercolano – rispettivamente nel 1738 e nel 1748 – non si limitò a portare in Italia i rampolli e gli intellettuali delle nobili famiglie europee, lanciando così il mito del Grand Tour, ma diede anche il via a una moda greco-romana-pompeiana che conquistò l’Europa in tutti gli ambiti dell’arte e promosse il collezionismo. Agli scavi archeologici di Pompei, il numero di visitatori crebbe soprattutto dopo che nel 1839 fu costruita la ferrovia Napoli-Portici, la prima strada ferrata italiana. Seguì l’apertura dei primi alberghi e ristoranti. Nel XX secolo la fama di Pompei continuò ad aumentare grazie ai mezzi di comunicazione e al continuo flusso di visitatori, mentre proseguivano le campagne archeologiche, che parallelamente procedevano anche in Grecia, con una riscoperta che infiammò soprattutto gli artisti mitteleuropei. Pompei, con le sue rovine sepolte e la sua classicità, ha affascinato per quasi duecento anni gli artisti di tutta Europa – da Ingres a Picasso, da Normand a Le Corbusier, da Moreau a de Chirico -, influenzato il gusto di intere corti e residenze, nella letteratura come nel teatro, nella musica come nell’estetica, svolgendo un ruolo fondamentale anche per gli sviluppi dell’archeologia moderna. 

Sull’isola di Capri, nella centralissima via Camerelle, sorge Villa Pompeiana, costruita nel 1879 con un magico profilo ad U con un patio quadrangolare compreso tra due ali porticate che richiama le antiche dimore romane; ha anche un giardino pensile e due terrazzi laterali. È un progetto del tedesco Adolf Kottgen, realizzato su una delle cisterne tiberiane, che scelse per l’intonaco esterno il celebre colore “rosso pompeiano”. 

Tra i luoghi dell’anima ispirati al classicismo e disseminati sull’isola di Capri, una menzione speciale va a Villa Lysis, la storica dimora fatta costruire dal barone Jacques Fersen agli inizi del Novecento. Una magione in stile liberty, un immenso giardino fiorito e un panorama eccezionale dalla sommità di Lo Capo. I lavori furono affidati all’architetto francese Édouard Chimot, che si espresse con lo stile art nouveau ed elementi neoclassici, suggerendo un dialogo ideale con la Villa Jovis di Tiberio, costruita duemila anni prima. Visitare Villa Lysis lascia letteralmente senza parole: la bellezza colpisce appena si varca la soglia. Basta ammirare gli angoli più intimi, il giardino e i meravigliosi saloni, con arredi preziosi e marmi pregiati dove riecheggiano le più disparate contaminazioni stilistiche, dallo stile Luigi XVI alla teatralità neoclassica, dall‘imponenza greca alle sinuose forme dell‘art nouveau, dalle dorature della Secessione viennese allo stile orientale. Al pianterreno fa realizzare il fumoir, la sua stanza preferita, dove trascorrerà molto tempo in compagnia dell’oppio. Ma il bello avvolge anche l’esterno, grazie allo spettacolare panorama che si apre da questa splendida villa costruita su uno sperone a picco sul mare affacciato sulla baia di Marina Grande. A Villa Lysis si accede attraverso una imponente scalinata che culmina nel peristilio con colonne ioniche incorniciata dall’iscrizione latina “Amori et Dolori Sacrum” voluta dallo stesso Fersen come frase-simbolo della sua tormentata esistenza. Roger Peyrefitte la descrisse come il simbolo vivente dell’alta Capri, raffinata e sottilmente negativa, eversiva e pagana. La dimora con biblioteca, altari, costituita da richiami confusi al gusto neogotico e neoclassico, ospitò tra gli altri Hans Paule, Gilbert Clavel, Otto Sohon-Rethel, la marchesa Luisa Casati e la poetessa Ada Negri. 

Spostandoci in Germania, ad Aschaffenburg, sulla riva del Meno in Baviera, sorge il Pompejanum, la replica di un’antica villa romana, la casa del Dioscuri di Pompei. Commissionato da Luigi I di Baviera, fu realizzata tra il 1840 e il 1848 su progetto dell’architetto della corte di Baviera, Friedrich von Gärtner. Luigi I di Baviera aveva visitato l’Italia in gioventù e visto Pompei nel 1804, restando sedotto dai resti della città romana e dalle bellezze italiane. Sensibile all’armonia sprigionata dalle rovine che gli sembrava riflettere un antico ideale, lo paragonò a un altro periodo idealizzato, quello del medioevo tedesco percepito come un’età dell’oro. Poiché il re chiese a Gärtner di progettare una replica della casa di Castore e Polluce, che era stata appena scoperta, ci andò con lui nel febbraio del 1839. L’architetto studiò attentamente il suo modello, nella massima segretezza: mosaici, dipinti, architettura, policromia. La scelta del luogo è anche frutto di un attento studio. L’area assomiglierebbe, secondo i contemporanei, al Golfo di Napoli. Così durante il suo viaggio fu anche incaricato di studiare la “stereocromia” dei monumenti antichi, cioè le tecniche di fissazione dei colori. I mobili e gli accessori sono realizzati da copie rigorose degli originali conservati nei musei napoletani e prodotti da artigiani locali, i busti riproducono opere romane. Nonostante la cura posta nella loro realizzazione, le decorazioni si sono rivelate molto meno resistenti degli originali pompeiani.

Cambiando continente, a Los Angeles, in California, sorge La Getty Villa, uno dei due centri del J.Paul Getty Museum. È molto più recente rispetto alle altre: fu inaugurata nel 1974 accanto alla casa di Malibù del magnate J.Paul Getty. I lavori iniziarono nel 1954 e furono affidati agli architetti Robert E. Langdon Jr e Ernest C. Wilson Jr con la supervisione dell’archeologo Norman Neuerburg. Il fatto che questi professionisti si siano ispirati alla splendida Villa dei Papiri di Ercolano è palese, anche se all’interno ci sono vari dettagli di altri siti archeologici. Entrando, al primo piano ci sono i reperti legati all’Antica Grecia e agli Etruschi, mentre il secondo ospita i pezzi della civiltà romana. Gli ampi giardini ricchi di piante e arbusti accuratamente selezionati e l’anfiteatro Barbara and Lawrence Fleischman Theater con 450 posti a sedere sono parte integrante della villa. La dimora custodisce oltre 44 mila reperti archeologici di cultura etrusca, romana e grecapresenti nelle gallerie del museo. I reperti risalgono a un periodo che varia fra 6.500 anni a.C. e 450 d.C. 

Anche l’architettura greca affascinò molti illustri mecenati illuminati. L’Achilleion Palace è il palazzo di Sissi sull’isola di Corfù. Fu voluto dall’Imperatrice d’Austria che, oltre ad acquistare la villa, comprò anche tutti i territori circostanti, che dal palazzo conducevano fino al mare chiamati oggi bosco dell’Achilleion, così da poter accedere direttamente alla sua proprietà raggiungendo l’isola in nave. Il palazzo fu progettato dall’architetto italiano Raffaele Caritto, mentre il nome Achilleion fu scelto personalmente dalla principessa Sissi. Infatti, l’Imperatrice aveva una grande ammirazione per l’eroe della mitologia greca Achille, che riteneva essere l’unione perfetta tra la bellezza greca e il coraggio. All’ingresso, si incontra subito la scalinata d’ingresso, abbellita da statue di Giove e Giunone, in onore alla mitologia greca. Il soffitto è decorato con un enorme affresco che raffigura, in maniera allegorica, le Quattro Stagioni. 

In Francia sorge invece Villa Kérylos, fatta costruire da Théodore Reinach,appassionato di Antichità greca, tanto da diventare uno dei più importanti ellenisti europei del XX secolo. All’inizio del Novecento, alla fine della sua carriera politica, lo studioso decise di trasferirsi con tutta la sua famiglia a Beaulieu-sur-Mer, piccolo comune nel dipartimento delle Alpi Marittime. La villa, affacciata sul mare e costruita tra il 1902 e il 1908 su progetto dell’architetto Emmanuel Pontremoli, fu ideata, realizzata e arredata su modello delle ville della Grecia Antica del Secondo e del Primo secolo a.C., in particolare su ispirazione di quelle presenti sull’isola di Delos. La dimora, nella quale non mancano dettagli tipici della Belle Époque, vuole infatti essere un omaggio, in tutto e per tutto, alla civiltà che più affascinò Reinach. 

Arianna Pinton