Peppino di Capri

Si è spenta la voce senza tempo di Peppino di Capri

Il noto artista e interprete della grande musica italiana è morto all’età di 87 anni. I funerali si terranno domenica alle 17

Oggi l’isola di Capri ha perso una delle sue voci più iconiche, capace di far innamorare della musica italiana intere generazioni, ben oltre i confini del nostro Paese. Peppino di Capri si è spento a 87 anni, ma i suono delle sue canzoni più celebri resteranno impresse nella memoria di chi ha amato – e ancora continua ad amare – il suo stile.

Giuseppe Faiella, nato a Capri il 27 luglio 1939, ha mostrato sin dalla tenera età un talento straordinario. Seduto al pianoforte, è riuscito a trasformare ogni nota in un’emozione, dando vita a melodie capaci di toccare il cuore di chiunque le ascoltasse. Giuseppe inizia a esibirsi per i soldati americani di stanza sull’isola di Capri. Ma la prima occasione per farsi conoscere arriva con il concorso del programma Rai “Primo Applauso”. Un inizio di una carriera straordinaria. Negli anni ‘60 conosce e sposa una giovane modella torinese Roberta Stoppa. Una storia d’amore che ha trovato la sua consacrazione nell’omonima canzone.

Nel giugno del 1965, insieme al suo gruppo, ha aperto le date italiane dei Beatles, condividendo il palco con artisti e complessi di primo piano come i New Dada e Fausto Leali. Due anni più tardi partecipa per la prima volta al Festival di Sanremo con la canzone Dedicato all’amore. E non sarà l’unica. Sul palco dell’Ariston ci va diverse volte: nel 1971 con il brano di Pino Donaggio L’ultimo romantico, nel 1973 con  Un grande amore e niente più scritto da  Franco Califano. Un brano che gli ha permesso di vincere per la prima volta il Festival.

Tra le sue canzoni più iconiche ricordiamo Champagne, E mo e mo, Let’s Twist Again e St. Tropez Twist. Melodie che rispecchiano la sua straordinaria abilità di raccontare storie attraverso la musica.

I funerali dell’artista si terranno domani alle 17, a due passi dalla celebre piazzetta di Capri, nella chiesa di Santo Stefano.

Riccardo Lo Re

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