L’incontro si terrà mercoledì 18 marzo alle 11 in uno dei luoghi iconici dell’isola azzurra
Si svolgerà mercoledì 18 marzo, alle 11, negli spazi della Certosa di San Giacomo, la presentazione del restauro del meccanismo dell’orologio storico del campanile della celebre Piazzetta, uno dei simboli indiscussi del turismo e della storia dell’isola.
L’intervento, curato dal maestro orologiaio Diego Ferventino, ha permesso di dare una seconda vita a un meccanismo che per decenni ha scandito il ritmo della giornata a residenti e visitatori. Un’operazione che, oltre a rimarcare la straordinaria bravura delle maestranze, rappresenta un gesto concreto verso la tutela dell’identità e della storia caprese.
L’iniziativa nasce in collaborazione con la Direzione dei Musei e Parchi Archeologici di Capri e si inserisce nel più ampio programma di interventi promossi dall’Amministrazione Comunale per la conservazione e la valorizzazione del patrimonio storico e culturale dell’isola. Un impegno che mira a preservare luoghi, simboli e tradizioni che costituiscono l’anima di Capri.
«Il recupero e il restauro del meccanismo dell’orologio del Campanile, simbolo della Piazzetta e della nostra storia», dichiara il Sindaco Paolo Falco – «rappresenta un recupero stesso della nostra memoria storica. Con piacere riusciamo a riportare al pubblico un pezzo del nostro passato grazie al prezioso intervento del maestro orologiaio Ferventino che ha voluto omaggiare la nostra comunità della sua arte».
«Nell’ambito della collaborazione istituzionale con la Città di Capri» – dichiara il Direttore dei Musei e Parchi Archeologici di Capri Luca Di Franco – «siamo lieti di ospitare presso la Certosa di San Giacomo il meccanismo dell’orologio della Piazza, datato 1959 e rimasto in funzione fino al 1987, oggetto simbolico della memoria collettiva dell’isola. In via temporanea sarà possibile ammirarlo nella Sala del Capitolo, affacciata sul Chiostro Piccolo, dominato dalla seicentesca torre dell’orologio. Successivamente il meccanismo andrà ad arricchire i nuovi spazi della biblioteca del nostro istituto».
Riccardo Lo Re






