Sarà giovedì 6 agosto a Villa San Michele per presentare i volumi Teatro di Fabrizia Ramondino e Il filo di mezzogiorno di Goliarda Sapienza
Si svolgerà giovedì 6 agosto alle 19, nella terrazza panoramica del Billy’s Bar di Villa San Michele, l’incontro con Ippolita di Majo. Un’occasione per il pubblico di conoscere da vicino la sceneggiatrice che si cela dietro agli ultimi film di Mario Martone. L’autrice presenterà i volumi Teatro di Fabrizia Ramondino e Il filo di mezzogiorno di Goliarda Sapienza. A moderare il confronto la giornalista Mirella Armiero.
Sceneggiatrice, autrice, drammaturga, Ippolita di Majo da tempo collabora con il regista Mario Martone. Dal 2008, quando ha curato la parte iconografica di Noi credevamo, ha instaurato una lunga collaborazione con l’autore collaborando nella stesura dei soggetti e delle sceneggiature dei film Il giovane favoloso (Nastro d’argento nel 2015), Capri-Revolution (2018), Il sindaco del rione Sanità (premio Flaiano nel 2020), Qui rido io (2021, Nastro d’argento 2022 per la sceneggiatura) e Nostalgia (2022, Nastro d’argento per la sceneggiatura 2022). Ha inoltre scritto il soggetto del film Fuori ispirato a due romanzi di Goliarda Sapienza, sceneggiato con Mario Martone (in concorso al festival di Cannes 2025). Un elemento che rende ancora più interessante l’incontro ad Anacapri.
La sceneggiatrice dedicherà parte del suo intervento proprio a questa autrice analizzando Il filo di mezzogiorno, il secondo romanzo che Goliarda Sapienza ha pubblicato nel 1969. Racconta l’esperienza psicoanalitica dell’autrice, il complesso rapporto con l’analista e, attraverso le varie sedute, tutto il percorso della sua vita, a partire dal trasferimento dalla Sicilia a Roma e dai corsi di arte drammatica che tanta parte avrebbero avuto per la sua formazione.
Allo stesso tempo si soffermare su Fabrizia Ramondino, una delle voci più rilevanti del secondo Novecento italiano. Oltre ai romanzi, i racconti, le poesie, i saggi e gli interventi di critica militante, Ramondino ha anche scritto per il teatro dopo l’esperienza della sceneggiatura di Morte di un matematico napoletano, scritta insieme a Mario Martone. Secondo l’amico regista, fu il «folgorante incontro» con l’opera di Thomas Bernhard a spingerla verso la scrittura teatrale.
Come sottolinea Ippolita di Majo nella sua introduzione, «nella ricerca dell’unicità della voce poetica attinge a zone profonde della mente e del ricordo, dando vita a personaggi che non si dimenticano. La parola fluisce con libertà assoluta, con il suo dolore, ma anche con il gusto del gioco e dell’ironia. I personaggi che prendono vita dalla sua penna stanno sul bordo di territori della mente inesplorabili».
Riccardo Lo Re




