«La fotografia è parte integrante dell’identità dell’isola» 

L’intervista al presidente della Fondazione Capri  Gianfranco Morgano sul progetto “Bye Bye Home Sweet Home” di Yuki Furusawa 

Una casa. Una donna di 91 anni conscia dell’avanzare del tempo. Una città che cambia e che, nel contesto di una riqualificazione urbanistica,  non guarda in faccia nessuno. La protagonista del progetto “Bye Bye Home Sweet Home” è la nonna della fotografa Yuki Furusawa. Un’anziana signora costretta ad abbandonare la propria abitazione. La storia dell’artista è stata scelta per il Festival di Fotografia promosso da Fondazione Capri  in collaborazione con la Direzione regionale Musei Campania. Quest’anno il tema scelto è Paesaggio interiore, ma per conoscere nel dettaglio l’iniziativa abbiamo coinvolto il presidente della Fondazione, Gianfranco Morgano.

Il festival è arrivato alla sua 16’ edizione. Quali sono state le ragioni che vi hanno spinto a puntare sulla forza della fotografia?

Capri è uno dei luoghi più fotografati al mondo, non solo  i suoi scorci sono riconoscibili da tutti ma anche le immagini degli ospiti illustri che l’hanno frequentata nel corso dei decenni. La fotografia è quindi parte integrante dell’identità dell’isola e ne crea l’immaginario. Per questo motivo la Fondazione ha cercato di stimolare fotografi a proporre una individuale ed innovativa iconografia di Capri. La Fondazione Capri nel corso delle 16 edizioni sotto la direzione di Denis Curti ha prodotto ed esposto oltre 400 opere fotografiche di artisti italiani ed internazionali, commissionando nuovi scatti ai più grandi fotografi italiani da Giovanni Gastel a Mimmo Jodice, da Olivo Barbieri a Francesco Jodice. Ha realizzato mostre alla Casa Rossa, a Villa Lysis e da 14 anni alla Certosa, rendendola nei fatti uno spazio espositivo da quest’anno trasformato in Museo dal Ministero. Ha realizzato mostre in Messico, Azerbaijan, Venezia, Istanbul, Johannesburg e ha  realizzato oltre 10 pubblicazioni di fotografia. Negli ultimi tre anni ha prevalso il sostegno alla fotografia, attraverso la open call internazionale che la Fondazione lancia ogni anno.

Cosa vi deve colpire in particolare delle immagini inviate dai fotografi?

Quest’anno la open call ha visto la candidatura di 160 fotografi, da oltre 31 Paesi nel mondo, dall’Italia alla Russia, dall’Iran a Taiwan agli Stati Uniti, con più di 2400 immagini ricevute.  La selezione del vincitore deve tener conto della capacità tecnica, della forza narrativa e dell’innovazione rispetto al panorama della fotografia internazionale.

Perché la scelta di Yuki Furusawa e il progetto Bye Bye Home Sweet Home?

Partendo dalla tematica indicata dalla nostra open call “Paesaggio Interiore” Yuki è riuscita in poche immagini a realizzare uno storytelling  esplicito e non banale, l’autrice è capace di inchiodarci davanti a un gioco  introspettivo privo di compromessi. Con estrema onestà, ci solleva dal peso dei nostri schemi mentali legati alle divergenze culturali e all’appartenenza geografica per raccontare un atto di commemorazione universalmente comprensibile: la casa ed il suo abbandono.

Quali sono le attività proposte per i ragazzi in merito a questa mostra?

La Fondazione Capri si inserisce nel solco di un lungo e proficuo lavoro che la Certosa di san Giacomo, ed in particolare Antonia Tafuri, realizza da anni con le scuole dell’Isola. L’obiettivo è consentire ai giovanissimi, attraverso la fotografia di sviluppare un occhio più attento al nostro patrimonio artistico, al paesaggio e all’ambiente. la fotografia permette  di maturare una migliore consapevolezza di sé, dando una cornice descrittiva della realtà che ci circonda in relazione a noi stessi.

Ed è proprio questo l’obiettivo  delle quattro lezioni del workshop che la Certosa di San Giacomo, in tutta la sua secolare magia, ha accolto le immagini realizzate dagli studenti del Liceo Axel Munthe che si sono confrontati con il paesaggio di Capri e con le opere senza tempo del maestro tedesco Karl Wilhelm Diefenbach ospitate alla Certosa.

Tra gli intenti di questo workshop c’è anche quello di piantare il seme della fotografia come espressione artistica personale e la fotografia istantanea si è rivelata lo strumento adatto per dare inizio a questo percorso. Le fotocamere Instax uniscono l’immediatezza del confronto con se stessi con la peculiare estetica senza tempo dell’analogico, rendendole pellicole al passo con la contemporaneità digitale. 

Nell’epoca della società dell’immagine  quanto è importante per voi educare i ragazzi a dare valore alle storie che si celano a ogni singolo scatto?

La fotografia è sempre interpretazione individuale e pertanto  mette in gioco il nostro intimo. Una foto raffigura il soggetto rappresentato ma soprattutto esprime l’identità di chi la realizza; per questo motivo la diffusione di una immagine da noi realizzata è un atto intimo e pertanto va trattato con cautela e riflessione. 

Quanto è importante il ruolo dell’immagine nel racconto della società di oggi?

Da decenni siamo bersaglio di immagini quotidianamente e continuamente ed i social network negli ultimi cinque anni anno decuplicato questo fenomeno. In questa fase la fotografia autoriale acquisisce una valenza ancora più urgente: la fotografia non solo inquadra un momento, puo’ essere un racconto, uno stimolo interiore, una selezione di un pezzo di realtà a scapito di altro. La bulimia delle immagini impone riflessione.

Cosa si deve aspettare lo spettatore una volta varcata la soglia della Certosa?

Un breve viaggio fatto di tre momenti: il racconto di Yuki con la sua intimità e la sua tragedia, le esplorazioni dell’arte fotografica più innovativa degli studenti dell’Accademia di Belle Arti di Napoli Samuel Scalise, Noemi Marotta e Wang Yuexi coordinati dal Prof.Aniello Barone e l’esito del percorso didattico degli studenti dell’Istituto Axel Munthe di Anacapri realizzato dal fotografo Davide Esposito che ha guidato gli studenti per realizzare una vera produzione fotografica intesa come esperienza tecnica e creativa.

Riccardo Lo Re

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