Nel 1924 a Capri sbocciò l’amore tra Walter Benjamin e Asja Lacis, la regista lettone assistente di Bertolt Brecht, fondatrice del teatro per ragazzi emarginati
«Se lei m’avesse sfiorato con la miccia del suo sguardo, io sarei volato in aria come un deposito di munizioni»
(W. Benjamin, Strada a senso unico – «Armi e munizioni»)
Nell’estate del 1924, a Capri nacque l’amore tra Walter Benjamin e Asja Lacis, la regista lettone assistente di Bertolt Brecht e fondatrice, dopo la Rivoluzione d’Ottobre, del teatro per ragazzi emarginati. Il 5 maggio del 1924, nell’incanto primaverile dell’isola di Capri in cui, seguendo i consigli di amici, ha deciso ‘rifugiarsi’ per sfuggire alla depressione e a preoccupazioni economiche e dedicarsi alla stesura del suo lavoro sull’Origine del dramma barocco tedesco, il trentunenne Walter Benjamin conosce Asja Lacis. Lei in realtà lei si chiama Anna Liepina. Aveva scelto il nome Asja da ragazza, pare dopo aver letto l’omonimo racconto di Turgenev in cui una diciassettenne dichiara il suo amore a un giovane, che spaventato scappa, salvo poi ritornare quando però lei se n’è andata altrove. Come cognome invece sceglie quello del primo marito, Julius Lacis, scrittore, deputato e ministro, prima di essere giustiziato per attività antisovietiche.
È una giovane rivoluzionaria russa allora trentaduenne, una lettone di Riga che si occupa di regia teatrale e che è un’importante pioniera del teatro sovietico per l’infanzia.
Lui resta folgorato da quella giovane militante comunista dai tratti esotici che lui osserva da diverse settimane dal suo tavolo al Caffé «Zum Kater Hiddigeigei», gestito da una coppia tedesca.
Il colpo di fulmine
Una casualità ha favorito l’incontro: la bella sconosciuta va con la figlioletta Daga, di cinque anni, per comprare un cartoccio di mandorle, ma non sa come spiegarsi in italiano. Le si ferma accanto un signore che le chiede se può esserle d’aiuto. Lei risponde: «Con piacere», e può così avere le sue mandorle. Ma quando lei attraversa la piazza, lo sconosciuto le chiede se può accompagnarla e portarle la borsa della spesa.
A distanza di anni, nel suo libro di memorie Professione rivoluzionaria (1971), Asja scriverà: «Occhiali che mandavano bagliori come due piccoli fari, folti capelli scuri, naso sottile, mani maldestre (la borsa gli cadde di mano). Insomma, un solido intellettuale, un benestante. Mi accompagnò a casa, si congedò e chiese il permesso di venirmi a trovare. Venne già il giorno seguente…». Le visite serali si intensificheranno, le conversazioni con lei, che in una lettera egli decanta come «una delle donne più notevoli» da lui mai conosciute, si protrarranno oltre la mezzanotte e diverranno sempre più frequenti. Con lei e la bambina si fa vedere lungo i sentieri dell’isola e raggiunge spesso Napoli in gita. Benjamin è ancora sposato con Dora Sophie Kellner, dalla quale divorzierà nel 1930 con un tumultuoso e per lui costoso processo, chiesto per la donna incontrata a Capri.
Un nuovo progetto filosofico
Benjamin e Lacis suggellano nella tranquillità dell’isola l’amore da cui scaturirà un progetto filosofico nuovo, che otterrà l’attenzione e il fondamentale contributo di illustri pensatori, come Theodor Adorno: amico della coppia e loro compagno di viaggio tra le meraviglie del Golfo di Napoli. L’incontro caprese con questa «bolscevica lettone», che aveva studiato cinematografia e scienze teatrali a Mosca e che nel 1923 aveva lavorato con Brecht come assistente alla regia nella messinscena della Vita di Edoardo Secondo d’Inghilterra, segna il punto di partenza di un’amicizia e di un’esaltante, sofferta e tempestosa relazione destinate a introdurre nell’esistenza di Benjamin una svolta decisiva, aprendolo al confronto con le luci e le ombre dell’esperienza rivoluzionaria sovietica e producendo in lui una sorta di «emancipazione vitale», l’«intensiva visione dell’attualità di un comunismo radicale».
Programma per un teatro proletario di bambini
Asja e Benjamin passano molto tempo assieme. Scrissero assieme il Programma per un teatro proletario di bambini, tratto dall’esperienza di Asja Lacis col laboratorio teatrale dei besprisorniki. Scrissero poi insieme anche l’articolo “Napoli”, pubblicato sulla Frankfurter Zeitung del 9 agosto 1925, nel cui testo si sviluppa una riflessione sulla teatralità della vita quotidiana il cui palcoscenico è l’architettura urbana, i muri decorati e imbrattati delle strade, gli animali randagi. Il testo si compone di immagini-pensiero che rendono la teatralità antropologica partenopea, dove gli autori vedono la resistenza di un popolo povero e oppresso.
Un quasi addio
Dopo i sei mesi della loro frequentazione caprese (dal 5 maggio al 10 ottobre 1924) Walter resta pieno di attese nei confronti di Asja. La rivede più volte a Berlino nell’autunno del 1924. E nel novembre dell’anno successivo, a sorpresa e pieno di speranze, le fa visita a Riga, dove lei dirige un teatro illegale dell’Agitprop. Lei però non gradisce quell’arrivo non annunciato. Negli anni seguenti Asja Lacis viaggerà molto tra Lettonia e Russia, impegnandosi ovunque in progetti teatrali o cinematografici. Come a Mosca, dove le venne concessa la direzione di una colonia estiva per bambini a Solkoniki. In Russia sia Brecht sia Benjamin andarono più volte a trovarla.
La fine della relazione
Nel ‘36 scoppia la guerra civile in Spagna. Stalin e l’Armata Rossa si alleano con le forze repubblicane e col Partito Comunista di Spagna, sparando e bombardando i rivoluzionari del Partito Operaio di Unificazione Marxista e della Confederazione Nazionale del Lavoro-Federazione Anarchica Iberica. Il tutto a vantaggio della reazione fascista dei falangisti.
Per gli stranieri divenne più difficile andare in Russia, e la relazione tra Asja e Benjamin divenne solo epistolare. Iniziarono le purghe e anche molti amici di Asja del mondo culturale russo furono inquisiti. Majakovskij, il grande pensatore della rivoluzione, si era già suicidato nel 1930. Anche Asja Lacis fu arrestata dal KGB, costruendo contro lei un processo farsa, e nel 1938 fu spedita in Kazakistan, in un campo di lavoro. Ci rimase per dieci anni.
Sibilla Panfili




