villa moresca

Una villa moresca sulle alture dell’isola di Capri

Gli architetti Laura Sartori Rimini e Roberto Peregalli hanno creato, a strapiombo sulla scogliera, uno spettacolare rifugio, con influenze capresi, moresche e italiane

Un piccolo edificio anni Cinquanta protetto da un olivo centenario e, all’interno, tante piccole stanze poco affascinanti è diventato un rifugio onirico grazie alla ristrutturazione di Roberto Peregalli e Laura Sartori Rimini, che si sono innamorati di questo luogo. Del quale tutto è stato modificato, ma senza cambiare troppo la pianta generale. Al piccolo fabbricato esistente sono stati aggiunti elementi architettonici del Settecento e Ottocento tipici dell’isola, creando nuovi volumi e rendendo protagonisti i materiali di recupero, come le antiche piastrelle dipinte a mano, i lavabi di porcellana, i resti di una libreria.

Quando sbocciò l’amore per capri

È durante un viaggio di lavoro che Roberto Peregalli fa conoscere il paesaggio suggestivo dell’isola di Capri a Laura Sartori Rimini, sua socia nello Studio Peregalli di Milano, che si occupa di architettura e decorazione. Lontano dal trambusto turistico, l’architetto e filosofo vuole “mostrare a Laura quanto sia magica l’Isola delle sirene, degli dei e delle dee. Dal mare sembra una fortezza, ma lassù, tra i limoni e le viti, c’è una sorprendente dolcezza selvaggia”.

La storia della casa

La storia di questa dimora è particolare. Negli anni Quaranta una donna danese scopre Capri, si innamora di questa isola appartata… e di un pescatore locale. Acquista il terreno e vi fa costruire due modesti edifici, uno in cui vivere, l’altro per aprire un bar che attira, tra i clienti abituali, anche Ernest Hemingway. Diventata adulta, sua figlia torna sull’isola ma trova la proprietà, con i suoi vertiginosi prospetti, inadatta ai suoi bambini piccoli. Questa è l’occasione perfetta per un’acquisizione da parte dei due architetti, che vedono in questo luogo uno spazio di creazione senza vincoli e un’estensione bucolica dei loro uffici milanesi.

Il restyling

Ispirazioni multiple senza modificare l’impronta della casa, il duo ha deciso di rivederne la struttura, creando una modesta dimora con tre camere da letto. L’ispirazione arriva anche da ville leggendarie dell’isola, come Villa San Michele e l’esuberante Villa Lysis, e strizza l’occhio al lavoro dell’ingegnere e architetto Edwin Cerio. 

All’originale costruzione semplice e cubica aggiungono finestre moresche e soffitti a volta, tipici dell’architettura caprese del Settecento e Ottocento. Come entrambi notano, le stanze ora dai soffitti alti offrono una “sensazione di spaziosità, anche se le proporzioni sono quelle di un piccolo ambiente”.

La ristrutturazione è complicata dalle norme vigenti sull’isola e dai vincoli inerenti alla sua topografia. I due architetti acquistano in una fiera antiquaria di Parma uno stock di vecchie piastrelle napoletane, utilizzandole per rivestire pavimenti e pareti. Mobili e opere d’arte testimoniano il gusto dello Studio Peregalli per i materiali patinati e i tessuti sgargianti, tra il dipinto napoletano di Prometeo del XVIII secolo e il divano Régence rivestito in tessuto orientale color mattone.

E se la camera da letto di Roberto Peregalli si ispira alla Villa Poppea di Oplontis, gioiello dell’epoca pompeiana, quella di Laura Rimini si apre al XXI secolo: accogliendo un paesaggio di Alex Katz e una scultura in resina di Ashley Hicks, si accede a un camerino rivestito di pannelli con incisioni cinesi del Settecento. 

Il giardino

I due professionisti hanno chiesto al loro amico scrittore e botanico Umberto Pasti di riqualificare il giardino. “Era molto importante piantare i terrazzamenti, in modo da creare un paesaggio di verde che attenuasse il pendio”, racconta Roberto Peregalli a AdMagazine. Dal mare il giardino scompare tra pini, carrubi, cipressi e fichi d’India”.

Basta salire le scale nel cuore della vegetazione esuberante per capirne il fascino. Il terrazzo più grande della casa, realizzato in lastre di pietra lavica, è ombreggiato da un pergolato in castagno e da un ulivo secolare. Rose inglesi e cinesi profumano l’ambiente e il frutteto esala profumi orientali di mandorle, prugne, albicocche e limoni… una gioia per tutti e cinque i sensi.

Sibilla Panfili

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