Il celebre bagnino del Lido del Faro ha concesso un’intervista al Corriere della Sera dove ha raccontato le sue lunghe traversate nel salvare le persone in difficoltà
Non ci sono solo in Faraglioni ad avere l’arduo compito di vigilare sull’isola azzurra. Accanto ai colossi rocciosi più famosi al mondo ce n’è un altro che negli anni si è tuffato in mare salvando decine di persone da un triste destino: Raffaele Palumbo. È l’eroe del Faro, un’icona che ha scritto capitoli di storia dell’isola di Capri. Sono infatti i suoi racconti a riempire le pagine del Corriere della Sera. La giornalista Anna Paola Merone ha avuto il piacere di ascoltare tutti i suoi aneddoti dopo più di 40 anni di carriera alle spalle. Il mare, anche quando nervoso con le sue onde che sprigionano tutta la loro potenza, è sempre stato un suo alleato. I venti di libeccio e ponente non erano un problema per Raffaele Palumbo che, con i suoi baffi e capelli biondi, si è sempre tuffato affrontando ogni sfida pur di salvare una vita.
Sono più di cento le persone che hanno potuto contare sulla sua esperienza decennale. Una garanzia di sicurezza frutto di passione e duro lavoro. A 70 anni non ha ancora alcuna intenzione di fermarsi. Il mare è diventato parte di lui. Non tutti infatti sono in grado batterlo. Lui lo fa usando le bracciate e un controllo che solo pochi possono dire di avere. Da un lato Raffaele Palumbo spicca per la sua anima ribelle, ma negli anni ha sviluppato una determinazione tale da buttarsi quando è il momento di farlo. 44 anni fa, racconta a Corriere, è iniziata la sua avventura nello stabilimento “Lido del Faro”. Era diventato papà da pochi giorni. Ad un certo punto Nello D’Esposito, il proprietario del beach club anacaprese, gli ha chiesto di andare al Faro dove un certo Giovannino stava per annegare. «Io e Giovannino siamo rimasti in acqua due ore: lo tenevo a galla e sapevo che risalire non era possibile. Trovai riparo dietro la punta dove le correnti sono meno impetuose e le condizioni del mare meno ostili anche nelle giornate difficili».
Da quel primo salvataggio si è creato un patto tra Raffaele e il mare che gli ha concesso più volte di tuffarsi e di salvare più persone possibili. Non ci ha mai pensato due volte a buttarsi e a riportarle a riva. Anche durante i maraglioni o quando la fune sulla spiaggia e la bandiera rossa indicano il pericolo e il divieto di accesso.
Conserva comunque tutti i frammenti di quelle giornate, dalle foto come con Heidi Klum, «più bella di una sirena», a momenti in cui sono passati Jared Leto, Frank «e molti calciatori dei quali però non ricordo tutti i nomi… Ma di qui sono passati anche Michael Caine, i Metallica, Sofia Vergara». Nonostante il passaggio del testimone – a gestire la zona è suo figlio Alessandro – il secondo faro di Anacapri non smette mai di andare al lido e guardare il mare. Se Punta Carena è davvero un posto sicuro, il merito è tutto suo.
Riccardo Lo Re





