L’inaugurazione della mostra si terrà il 5 settembre nella iconica cornice della Fondazione Serena Messanelli Zweig
Capri celebra le sue donne. Venerdì 5 settembre, alle 19, presso la sede della Fondazione Serena Messanelli Zweig, inaugura la mostra L’Isola è Donna: lavoro e immagine femminile a Capri nell’Ottocento, un percorso espositivo ideato e curato da Riccardo Esposito, Renato Esposito e Vincenzo Sorrentino.
Un omaggio all’operosità delle donne capresi di due secoli fa, al loro ruolo trainante in un contesto di difficoltà e rinascita, quando, dopo la presa di Capri del 1808 e le devastazioni delle battaglie tra francesi e inglesi, la popolazione dovette reinventarsi. In quel frangente, furono proprio le donne a incarnare la forza vitale dell’isola, diventando colonna sociale ed economica.
Il percorso raccoglie circa 40 tele di pregio, provenienti da collezioni private, con opere di artisti come Coleman, Lovatti, Leto, Corrodi, Sinding, Hunt, affiancate da proiezioni di fotografie storiche. Immagini e testimonianze che restituiscono la quotidianità femminile: donne trasportatrici, raccoglitrici di olive, lavandaie, filatrici, cuoche, domestiche, locandiere. Figure umili eppure decisive, antesignane di quell’arte dell’accoglienza che, nel Novecento, avrebbe consacrato Capri come capitale del turismo internazionale.
Non mancano i riferimenti al mito della bellezza caprese: le donne divennero anche modelle per pittori e scultori europei, contribuendo a costruire l’immagine esotica e affascinante dell’isola. Tra tutte, Rosina Ferraro, musa di John Singer Sargent e di altri grandi artisti, rimane una delle icone più celebri.
“Il conclamato patriarcato caprese sembra sfumarsi, scomparire, travolto dalla forza di questo antico e solidissimo matriarcato”, scrive Renato Esposito nella prefazione al catalogo edito da La Conchiglia, che accompagna la mostra. Una riflessione che trova conferma anche oggi, dove la presenza femminile resta protagonista in settori chiave dell’economia isolana.
Con L’Isola è Donna, Capri non solo racconta il proprio passato, ma restituisce centralità a una storia collettiva scritta soprattutto dalle sue donne.

