L’operazione, condotta dalla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per l’Area Metropolitana di Napoli, ha portato al recupero di importanti manufatti archeologici
Sull’isola di Capri la storia è un concetto in continuo divenire. Guai infatti a definirla come qualcosa che si può contenere nei confini di un libro perché ogni giorno è una scoperta che ti insegna sempre qualcosa di nuovo. Basta prendere un esempio reale, o meglio, un simbolo indiscusso dell’isola come la Grotta Azzurra per convincerci dell’importanza delle tradizioni tramandate dalle più antiche civiltà del Mediterraneo. Proprio qualche giorno fa la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per l’Area Metropolitana di Napoli ha recuperato preziosi reperti archeologi nel mare dalla Grotta Azzurra sull’isola di Capri. Lo ha fatto grazie alla stretta collaborazione con la Direzione Regionale Musei Campania, il Comando Carabinieri Nucleo Tutela Patrimonio Culturale di Napoli e il Comando Carabinieri Nucleo Subacqueo di Napoli. Una squadra coesa e professionale che ha permesso di compiere un intervento efficace che ha portato al definitivo recupero di questi frammenti storici dell’isola azzurra.
Tutto ciò è stato possibile grazie all’intervento del Soprintendente Mariano Nuzzo insieme al funzionario archeologo responsabile della tutela, dott. Luca di Franco, e ai referenti per l’archeologia subacquea, dott.ssa Simona Formola e l’assistente tecnico Carlo Leggieri. Per quanto riguarda invece la Direzione regionale Musei Campania si sono presentati il direttore del Museo della Grotta Azzurra dott. Pierfrancesco Talamo e la dott.ssa Luana Toniolo.
Grotta Azzurra un tempo era considerato un ricco ninfeo imperiale. Un’area che era strettamente legata alla villa romana di Gradola di cui si vedono ancora oggi i resti anche dal mare. A seguito di una serie di indagini condotte dopo varie segnalazioni giunte alla Soprintendenza, l’ente ha scelto questo periodo per passare all’azione. U nuovi rilievi hanno consentito di individuare sul fondale alcuni blocchi in pietra lavorata che molto probabilmente sono parte dell’arredo scultoreo del ninfeo imperiale.



Il 5 febbraio si è passati alla fase operativa con partenza dal porto di Napoli. Il personale e i funzionari si sono diretti verso la Grotta Azzurra. I sommozzatori hanno individuato uno dei reperti scultorei già individuati dagli archeologi della Soprintendenza e parte di una statua in marmo, e grazie a due palloni hanno portato il blocco fuori dalla grotta attraverso l’apertura posta a circa 3 m di profondità. Da qui il reperto è stato trasferito sulla motovedetta e trasportato al porto di Capri. Il reperto è al momento nel palazzo del Municipio in attesa di essere portato presso i depositi della Certosa di San Giacomo, dove sarà restaurato, studiato e infine valorizzato.
Nel 1964 e nel 1975 il Soprintendente Alfonso de Franciscis aveva già recuperato cinque statue e numerosi frammenti che rappresentavano Nettuno e che oggi sono esposte all’interno del Museo della Grotta Azzurra presso la Casa Rossa di Anacapri.
Riccardo Lo Re


