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“Chi Tene Ò Mare”, la rete di chi protegge il profondo blu

Il Golfo di Napoli è un patrimonio naturale da salvaguardare con le azioni del Coordinamento Tutela Mare

I colori possono ingannare. Immergiamo lo sguardo nell’azzurro intenso del mare che lambisce i promontori da Capo Miseno fino all’isola di Capri e ci illudiamo che questa delicata armonia sia eterna. L’orizzonte primordiale, invece, è oggi un instabile palcoscenico, perché in quest’epoca le attività dell’uomo hanno messo in crisi l’equilibrio di molti habitat marini. Il Golfo di Napoli è un patrimonio naturale di 870 chilometri quadrati sottoposto dalla pressione antropica dell’area metropolitana, una porzione di mar Tirreno su cui si affacciano ben 28 porti. Dietro il morbido profilo della baia alberga un ecosistema tuttora ricco di biodiversità, ma maledettamente fragile. Affrontare i rischi ambientali richiede un enorme lavoro di studio e monitoraggio che gli istituti scientifici e la Guardia Costiera non riescono a svolgere efficacemente senza l’aiuto delle realtà associative del territorio. Meglio ancora se queste ultime riescono ad operare in una logica di rete.

Nasce il Coordinamento Tutela Mare

La necessità di sviluppare strategie comuni per la tutela del profondo blu, ha portato nel novembre del 2019 alla nascita del Coordinamento Tutela Mare “Chi Tene Ò Mare”, l’unione di tredici associazioni impegnate per la difesa dell’ambiente nel Golfo di Napoli, che nella scelta del nome si sono ispirate al titolo di una famosa canzone di Pino Daniele. La comunione d’intenti che anima l’iniziativa ha messo a sistema l’azione di Marevivo delegazione Campania, Arci Pesca FISA, Cleanap, Greenpeace GL Napoli, ONESEA Alliance, Oceanomare Delphis, Legambiente Campi Flegrei, ASOIM, N’Sea Yet, Ass. Vivara onlus, CSI Gaiola onlus, Nemo e Lets’do It. «Obiettivo del coordinamento» – spiegano i promotori – «è quello di affrontare in maniera sinergica ed operativa le criticità ambientali presenti e future dell’ecosistema marino costiero del golfo, contrastando il depauperamento delle risorse e dando priorità a specifiche problematiche.»

La battaglia contro i retini killer

Una battaglia unificante è la campagna #arrestalereste, lanciata perfavorire il corretto smaltimento dei retini di plastica impiegati per allevare le cozze e poi gettati in acqua alla fine del processo di lavorazione. Mettendo in fila le cosiddette reste abbandonate ogni anno nei mari italiani, si potrebbe coprire una distanza pari a tre volte la circonferenza della Terra. Parliamo di circa duemila tonnellate di polipropilene, le cui implacabili maglie spesso intrappolano gli organismi marini e danneggiano l’habitat coralligeno. Il progetto del Coordinamento Tutela Mare prevede tre nuclei di azione. Si comincia con la sensibilizzazione: campagne social, pulizia spiagge e fondali, realizzazione di video informativi. Poi la mappatura della distribuzione dei retini nel golfo effettuata con il coinvolgimento attivo di bagnanti, diportisti e diver. «Lo smaltimento vero e proprio» – dice Maurizio Simeone, direttore dell’Area Marina Protetta Parco Sommerso Gaiola – «potrà basarsi sull’economia circolare trasformando i retini di scarto in materia prima. Visti i quantitativi prodotti, le aziende di riciclaggio potrebbero avere interesse a ritirare direttamente e trattare il materiale.»

Promuovere il kayak etico

Molti volontari delle associazioni coinvolte sono periodicamente impegnati nelle attività di pulizia di spiagge e scogliere. Da questo osservatorio privilegiato assistono, nel periodo estivo, al fenomeno del diportismo selvaggio: una marea (è il caso di dire) di motoscafi e yacht che affollano ogni insenatura della costa, minacciando gli ecosistemi marini. Anche i silenziosi e non inquinanti kayak, ideali per navigare lentamente lungo i costoni tufacei partenopei o i versanti calcarei dell’isola di Capri, richiedono un utilizzo responsabile perché ci sono habitat sensibili o resti archeologici che si potrebbero danneggiare con il continuo trascinamento degli scafi. Promuovendo un uso etico del kayak e il rispetto di semplici regole di comportamento, il Coordinamento Tutela Mare punta ad accrescere la consapevolezza dei cittadini nei confronti dell’ambiente marino come bene comune.

Tutti i colori del mare

Il presidente dell’Arci Pesca Fisa Campania, Osvaldo Cammarota, sottolinea che «il Coordinamento è un’espressione originale della forza unificante del mare, e lo dimostra il fatto che sono molti e diversi tra loro i soggetti che si ritrovano però nella medesima mission. Tante realtà associative come i tanti colori che animano i fondali del Golfo: dalle argentee striature dei guizzanti saraghi alle instancabili pinne rosa delle pezzogne, fino alle luminose foreste di corallo rosso e alle verdi distese di posidonie, talvolta oscurate dalle grigie ombre di molti cetacei e capodogli, visitatori abituali di una fossa tra Capri e Punta Campanella. In questo caso i colori non ingannano, sono parte di questo insostituibile patrimonio di tutti noi, insomma di “Chi Tene Ò Mare”.»

Marco Molino

Chi Tene Ò Mare
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