Ferdinand Gregorovius Capri

L’isola di Capri con gli occhi di uno storico dell’Ottocento

Il tedesco Ferdinand Gregorovius, durante uno dei suoi tanti viaggi, descrisse in maniera dettagliata sia i paesaggi sia gli isolani

Faceva lo storico. E il medioevo era il suo campo d’azione. Anche per questo era profondamente innamorato dell’Italia, dove aveva la possibilità di mettersi sulle tracce del passato e di concentrarsi sulla sua professione. Ferdinand Gregorovius, tedesco, classe 1821, fu uno degli storici più importanti dell’Ottocento. Famoso soprattutto per i suoi studi sulla Roma medievale, Gregorovius visse per circa venti anni in Italia. La girò in lungo e in largo, tanto da pubblicare anche i resoconti dei suoi viaggi in cinque volumi, tutti ricchi di descrizioni e curiosità. E tra le sue tante tappe non poteva certo mancare Capri, alla quale Gregorovius dedicò un saggio che rappresenta un interessante spaccato dell’isola di una volta.

Capri vista da Gregorovius

Ferdinand Gregorovius rimase particolarmente affascinato da Capri, proprio in quel periodo meta prediletta dei più grandi artisti e intellettuali europei. Lo storico tedesco interpretò così le atmosfere capresi e comprese fin da subito la vera anima dell’isola del golfo napoletano. «Capri è un luogo fatto apposta per gli uomini stanchi della vita; non saprei indicarne un altro in cui coloro i quali ebbero a soffrire dispiaceri, potessero finire più tranquillamente i loro giorni», scrisse Gregorovius nel saggio del 1853 intitolato Lisola di Capri. «Un mese intiero ho vissuto nell’isola di Capri e ho goduto, in tutta la sua pienezza, la solitudine magica di quella marina» – sottolineava – «così potessi io riprodurre le sensazioni ivi provate! Ma è impossibile descrivere con parole la bellezza e la tranquillità di quella romita solitudine. Giampaolo Richter, contemplandola dalla terra ferma, ha paragonato Capri ad una sfinge; la bella isola a me è apparsa simile ad un sarcofago antico, fiancheggiato dalle Eumenidi scarmigliate, su cui campeggiasse la figura di Tiberio. La vista dell’isola ha sempre esercitato su me un vero fascino per la sua conformazione monumentale, per la sua solitudine, e per i cupi ricordi di quell’imperatore romano, che, signore del mondo intiero, considerava quello scoglio come sua unica e vera proprietà.»

Natura e abitanti

Lo storico tedesco, insomma, amava passare il suo tempo sull’isola per lasciarsi travolgere dalle magiche e serene atmosfere. Nei suoi scritti descriveva le sensazioni provate qui, tra i vicoli dei borghi e sulle alte scogliere, ma amava anche descrivere i paesaggi, sia quelli naturali che quelli urbani. «Il continuo contrasto che regna a Capri mi ha sempre procurato un grande stupore. L’isola ha tante rocce nude da dare l’impressione di un deserto; ma ha pure grande varietà di tinte, verdura di piante e splendore di fiori. Da questo complesso di deserto e di rocce ne deriva un insieme che ha un aspetto imponente e grazioso ad un tempo. L’animo si sente sereno, inclinato ai pensieri tranquilli; la solitudine invita alla vita romita. Monti, rocce, valli esercitano un’influenza magica; racchiudono lo spirito come dietro ad un’inferriata, attraverso la quale si può contemplare il più bel golfo della terra, circoscritto dalle più amene spiagge.» E poi ancora: «Le case piccole e bianche hanno i tetti a foggia di terrazzo ricurvi alquanto nel mezzo. Sono questi per la maggior parte ornati di vasi di fiori ed ivi si stanno la sera le fanciulle a godere il fresco e a contemplare la vastità del mare tinto di rosa. Le case sono attorniate per lo più da un terrazzino o da una loggia coperta o veranda, resa più graziosa di solito da una pianta di vite e da vasi di ortensie, garofani e oleandri. Quando il giardino è aderente alla casa, vi dà accesso per lo più un pergolato che congiunge questo a quella.» Curiosa, poi, la descrizione degli abitanti di Capri e delle donne in particolare: «Le donne non sono tanto belle, per quanto siano piacevoli e graziose. I loro tratti hanno sovente un qualche cosa di originale e le linee del loro viso, sormontato da una piccola fronte, sono regolari; il loro profilo è spesso distinto, i loro occhi sono di un nero ardente o di un grigio verdognolo; il colorito bruno, la foggia dell’acconciatura del capo, i coralli e gli orecchini d’oro che portano costantemente, dànno loro un aspetto orientale. Vidi spesso, specialmente nel paese di Capri, fisonomie di vera e rara bellezza e nell’osservarle coi capelli scarmigliati, gli occhi nerissimi e grandi che parevano lanciare fiamme, sorgere nelle camere oscure dai loro telai e venir fuori, mi sembrò di vedermi comparire dinanzi tante Danaidi. In Capri s’incontrano di frequente figure che si direbbero staccate da una tela del Perugino o del Pinturicchio, di una soavità incomparabile. Le donne portano, particolarmente in Capri, i capelli disposti con gusto artistico nella sua semplicità, scendenti al basso, e trattenuti da uno spillo d’argento. Talvolta fissano il mucadore alla testa con una catenella ed allora hanno davvero l’aspetto di donne di paesi remoti.»

Dario Budroni

Credit: foto di Gregorovius da Wikipedia

Ferdinand Gregorovius
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