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Mare e storia nell’abbraccio della Gaiola

Il parco abbraccia quarantuno ettari fra mare e terra, tra il borgo di Marechiaro e la baia di Trentaremi, sulla costa occidentale di Napoli

Non è solo questione di paesaggio. Il motivo per cui la Gaiola è stata giudicata l’Area Marina Protetta più bella d’Italia, travalica infatti i consueti canoni estetici e va ricercato piuttosto nell’atmosfera che già si comincia a respirare avventurandosi tra i vetusti muraglioni del promontorio di Posillipo e i legnosi cespugli di una fitta macchia mediterranea. Sulla grigia pietra lavica del selciato risuona soltanto il rumore dei passi, poi a un tratto avvertiamo la risacca, sempre più vicina. E infine eccoci giunti sulla spiaggia. La sabbia fine che degrada nel Golfo, il tufo eterno plasmato dal vento e le pietre modellate dagli antichi che da queste parti edificarono i loro sontuosi rifugi. Sulle sponde del Parco sommerso di Gaiola natura e storia si confondono. E allora l’esperienza sensoriale è anche l’inizio di un viaggio attraverso i millenni alla riscoperta di un mondo (in parte) perduto.

L’antico eden tra mare e terra

Il Parco si estende per quarantuno ettari fra mare e terra, stretti tra il borgo di Marechiaro e la baia di Trentaremi, sulla costa occidentale di Napoli. Una superficie sostanzialmente ridotta che però riesce a fondere aspetti vulcanologici, grazie agli imponenti costoni di tufo giallo napoletano, biologici e soprattutto archeologici. La vita quotidiana dei nostri antenati ha infatti lasciato tracce significative su questi scogli. A partire dal primo secolo dopo Cristo, la bellezza del paesaggio spinse molti aristocratici romani ad impossessarsi, letteralmente, di interi tratti di costa per costruire le proprie ville. La più imponente fu quella eretta da Publio Vedio Pollione, consigliere economico di Augusto. Con le sue numerose strutture, tra cui un piccolo teatro ancora ben conservato, la residenza chiamata Pausylipon (dal greco “fine dei dolori”) occupava gran parte del promontorio della Gaiola fino al mare, dove sono visibili approdi, ninfei e peschiere, oggi sotto il pelo dell’acqua a causa del bradisismo. Questi tesori sommersi distano solo pochi metri dai due isolotti che caratterizzano lo skyline del sito. Su uno di essi vi è una villa abbandonata che appartenne, dopo vari passaggi di mano, ad alcuni “patrizi” contemporanei, come il miliardario americano Paul Getty e Gianni Agnelli.

Riapre l’Area Protetta più bella d’Italia

È per questo crogiuolo di emozioni che la Gaiola si è guadagnata il titolo ufficioso di Area Marina Protetta più bella tra le 29 istituite lungo la penisola dal ministero dell’Ambiente, vincendo a mani basse il concorso nazionale lanciato da un’azienda leader nella produzione di conserve ittiche e ricevendo il relativo premio in denaro subito investito per il rinnovo di attrezzature e strutture. Devono essere infatti costanti gli interventi per assicurare la fruizione dell’area (in cui è parzialmente consentita la balneazione) e le numerose attività del Centro Studi Interdisciplinari. Lavori di restauro e messa in sicurezza sono proseguiti anche durante i mesi di chiusura imposti per il contenimento della pandemia. Ma dal 5 giugno la Gaiola è di nuovo aperta e in grado di ospitare fino a 200 visitatori e bagnanti al giorno suddivisi in due turni di accesso (9-13 e 14-18) con sistema di prenotazione online.

Il patrimonio biologico

«Ma la Gaiola è anche uno straordinario patrimonio biologico che possiamo considerare un autentico miracolo, inserito com’è in un contesto urbano fortemente antropizzato», spiega Maurizio Simeone, direttore del parco sommerso e responsabile del Cerd – Centro Ricerca e Divulgazione dell’area protetta. Il centro è impegnato nella tutela e valorizzazione del Parco e svolge un’intensa attività didattica, organizzando visite guidate (da quelle subacquee alle esplorazioni della Grotta di Seiano e del sito archeologico) e promuovendo progetti di studio. «Proprio nell’ambito del progetto internazionale Med Pan – racconta Simeone – abbiamo monitorato, dal punto di vista dell’impatto ambientale, tutta la costa di Posillipo fino a Nisida ed è emerso che le particolari condizioni di ricchezza ed equilibrio biologico e geomorfologico riscontrate nelle acque della Gaiola, non si ritrovano più anche solo spostandosi lungo la riva di appena qualche centinaio di metri.» I fondali del parco brillano di colori tropicali grazie all’abbondanza di spugne policrome, margherite di mare, gorgonie gialle e alghe rosse. Habitat ideale per polpi, saraghi e guarracini. C’è anche una murena, ben conosciuta dai ricercatori del Cerd, che ha trovato casa tra i resti sommersi della villa romana. Una varietà di vita marina che però è costantemente a rischio.

Le battaglie per l’ambiente

Talvolta vengono addirittura da Bari per pescare di frodo nelle acque dell’Area Protetta. Ma con l’aiuto della Guardia Costiera e l’instancabile monitoraggio, i responsabili del Centro stanno arginando il fenomeno. Un esempio di dedizione che molti pescatori seri cominciano ad apprezzare e seguire. Operatori della Gaiola e volontari sono inoltre periodicamente impegnati nella pulizia di spiaggia, banchine e scogliera. Una lotta contro il degrado che prosegue anche sul fronte dell’educazione ambientale con i vari progetti didattici destinati alle scuole e con le iniziative promosse insieme alle altre realtà territoriali del Coordinamento Tutela Mare “Chi Tene ÒMare”, l’unione di18 associazioni impegnate per la difesa dell’ambiente nella baia partenopea che ha lanciato da poco la campagna #arrestalereste, elaborando un progetto per favorire il corretto smaltimento dei pericolosi retini di plastica utilizzati per l’allevamento delle cozze. L’antica Gaiola rappresenta oggi l’avanguardia di una nuova consapevolezza dell’ecosistema, ma pure un modello di buone prassi nelle azioni concrete di tutela. «Anche per questo – conclude Simeone – la Gaiola è un patrimonio di tutti.»

Marco Molino

Credit: Parco Sommerso di Gaiola; Guido Villani; Paola Masucci; Maurizio Simeone

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