Marguerite Yourcenar: l’amore sopra ogni cosa

La scrittrice nel 1938 a Capri scrisse Il colpo di grazia

Marguerite Yourcenar a Capri nel 1938 scrisse Le coup de grace, l’evocazione di un episodio di guerra civile, sconcertante e controverso come la vita dell’autrice, tratteggia, pur nella ferocia dei conflitti partigiani, la solidarietà di destino tra esseri che superano i rancori del desiderio frustrato, della passione carnale o della vanità ferita. «Ho sempre amato le isole» – diceva la scrittrice – «Ho amato Capri, che è molto meno turistica di quel che si pensi.» E già dal 1929, anno in cui pubblica Caprée, Marguerite Yourcenar si integra in un ambiente che la cordialità degli abitanti ha saputo trasformare in punto di libertà, di connessione e in un approdo di intellettuali e artisti.


Genio che perde la madre a soli dieci giorni, nata a Bruxelles nel 1903, cresce nella sontuosa villa della nonna sotto la guida di tutori privati: a 10 anni conosce il latino poi il greco, una particolare inclinazione letteraria la porterà a pubblicare una raccolta di poesie con lo pseudonimo Marg Yourcenar, anagramma del lungo cognome paterno. Vive a Nizza, un viaggio in Italia dà luogo ai primi taccuini che sfoceranno nella sua più nota opera: Memorie di Adriano. Insegna, impara, si trasferisce in America senza mai smettere di scrivere in francese. È il tipico miracolo dei grandi scrittori, una vita ambienta da subito nel mezzo di un collasso che la Seconda Guerra Mondiale non farà che confermare. Strabiliante come ogni paragrafo delle sue opere, la sua esistenza la porta a girare il mondo con numerosi amanti. La relazione più duratura è certamente quella con Grace Frick, insegnante di letteratura inglese. Si incontrano a Parigi nel 1937 e fino alla morte, nel ‘79, saranno inseparabili. Sbarcate a Capri nel 1938 sanciscono un lungo legame: quella coppia destinata a non separarsi più, sosta «su una frontiera tra l’universo e il mondo umano» contro una luna di miele. Caprese.

Vive in affitto a La Casarella, due stanze e un terrazzo su un paesaggio di incanti, dalla via Matermania si sale fino alle rovine della villa di Tiberio. Capri dimostrerà di restare, nel cuore di questa sorprendente, trasgressiva protagonista dello scenario letterario, la sintesi dell’unicità di ciascuno, per lei è «un microcosmo, un vero e proprio universo in miniatura». Sarà infatti sull’isola di Mount Desert, nella costa atlantica, il luogo in cui sempre più spesso trovano rifugio le due intellettuali. È sempre quest’isola del Maine ad assistere alla morte dell’implacabile grafomane che dichiara «Scrivere è una scelta perpetua tra mille espressioni, nessuna delle quali, avulsa dalle altre, mi soddisfa completamente».


Poi la passione per Jerry Wilson, neanche lui le sopravvivrà e, in una storia che cerca e trova violazioni del codice di tranquillità, i loro scambi sono consegnati all’elettricità di giorni e pagine, segnando i loro contrasti come la trama che rivela la vera natura predatoria di una donna indomita. Marguerite Yourcenar muore nel 1987, dopo aver viaggiato e sedotto uomini e donne, come amava dire Wilson, il giovane fotografo che Grace stessa aveva raccomandato a Marguerite di assumere come assistente. Sarà un sequestro emotivo il loro legame sentimentale: con lui intraprenderà il viaggio che a 76 anni la vede vittima dei soprusi del trentenne di scarso talento. Dato che il senso materno non l’aveva mai accompagnata, si rese infatti nota per aver suggerito di sterilizzare le donne che avevano generato almeno due figli, si è più portati a pensare che Wilson le ricordasse nel fisico un amore giovanile, André Fraigneau. È lui, infatti, che nel ’35 riesce a far presa sull’editore per la pubblicazione di diverse opere della talentuosa autrice. Lei se ne innamora pazzamente, lui è gay, la trova intelligente ma non sufficientemente attraente, cioè riconosce che «può attirare le donne che amano le donne, io preferisco gli uomini. Ma lei cercava sempre di sedurre tutti: ha tentato con vari miei amici. Mi tempestava di poemi. Si può dire che sono stato oggetto di una passione di cui aveva voglia» dichiarerà ai biografi che si danneranno per raccogliere i pezzi di vita della scrittrice che incarna gli estremi di una sessualità controversa, sul piano inclinato di un disorientato Novecento. Dallo scacco di un rifiuto nasce la trascrizione del personaggio che in tutto ricorda André Fraigneau: a Capri, nei chiaroscuri di un luogo e nel colpo di grazia che la penna di Marguerite Yorcenar sa impartire, si compone il profilo dell’ufficiale nazista, Enric von Lhomond. Inesorabile. Cinico.


Non è solo la prima donna ad entrare a far parte della Académie Française nel 1980, Marguerite Yourcenar è anche colei che pretende, con un atto legale, che alcune suoi scritti molto intimi, siano resi accessibili soltanto cinquant’anni dopo la sua morte, dovremo aspettare il 2037. L’eccentrica scrittrice dispone precise volontà testamentarie e le consegna, insieme a un archivio completo, alla Houghton Library dell’università di Harvard. L’autrice, infatti, se da un lato catalogava ossessivamente documenti in più copie, dall’altro li dimenticava negli alberghi. Marguerite Yourcenar convive con una confusione del comportamento che, come l’andamento scrosciante della sua scrittura, renderà irrecuperabili valige intere di manoscritti e, negli ultimi mesi della sua vita, la porterà a bruciare molti documenti.

Anna Maria Turra

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