Grotta Azzurra

La Grotta Azzurra immortalata negli scritti e nei dipinti di artisti famosi

Lo scrittore ucraino Nikolaj Vasil’evič Gogol’ l’ha descritta poeticamente in una lettera inviata alla madre, mentre il pittore tedesco Heinrich Jacob Fried l’ha idealizzata coi pennelli

Nel luglio del 1848 la Grotta Azzurra, che qui vediamo nell’interpretazione artistica del tedesco Heinrich Jacob Fried, ricevette uno dei tanti visitatori illustri della sua storia. Era Nikolaj Vasil’evič Gogol’, l’autore di Taras Bul’ba e de Le anime morte, uno dei più grandi scrittori russi di tutti i tempi. 

Questa è la sua sintetica descrizione della visita, tratta da una lettera alla madre: 

«Tutto lo spazio sotto questa volta era pieno di barche. L’oscurità era notevole, ma l’acqua era di un azzurro chiarissimo e sembrava come illuminata dal basso da una luce azzurra. L’effetto era straordinario. Un gruppetto di marinai e di lazzaroni (così si chiamano gli abitanti di Napoli, un popolo che se ne sta nudo tutto il giorno, sdraiato in mezzo alla strada, e sempre sdraiato inghiotte maccheroni di una lunghezza spropositata) ravvivavano la scena con grida e nuotate».

Nikolaj Vasil’evič Gogol’-Janovskij 

(31 marzo 1809, 19 marzo del calendario giuliano – Mosca, 4 marzo 1852, 21 febbraio del calendario giuliano) è stato uno scrittore e drammaturgo russo nato in Ucraina. 

Gogol’ è considerato uno dei grandi della letteratura russa. Già maestro del realismo, si distinse per la grande capacità di raffigurare situazioni satirico-grottesche sullo sfondo di una desolante mediocrità umana, o di quella che è stata definita pošlost’ con uno stile visionario e fantastico tanto da essere definito da molti critici un precursore del realismo magico. 

Tra le opere più significative si ricordano i racconti Taras Bul’ba (1834) e Arabeschi (1835), la commedia L’ispettore generale (1836), la raccolta Racconti di Pietroburgo (1842) (in realtà cinque racconti accomunati dall’ambientazione nella capitale e nati dall’esperienza dell’autore in essa, ma soltanto successivamente riuniti in una raccolta dai critici) e il romanzo Le anime morte (1842).

Die Blaue Grotte von Capri

La Grotta Azzurra di Capri è probabilmente il dipinto più noto del pittore tardo romantico Heinrich Jakob Fried. La grotta rupestre fu riscoperta nel 1826 dai pittori August Kopisch ed Ernst Fries e divenne presto una delle destinazioni di viaggio più popolari per i viaggiatori tedeschi in Italia. Fried visitò lo spettacolo naturale il 30 aprile 1835, nel secondo anno del suo soggiorno triennale in Italia. La sua immagine descrive la vista affascinata del visitatore della grotta attraverso lo stretto ingresso circolare, che viene offerto qui a un piccolo gruppo di turisti. Fried ha riprodotto in maniera altamente differenziata i misteriosi giochi di luce della grotta, in cui la luce del sole penetra sotto il livello del mare e si riflette poi in blu sulle pareti rocciose. Già prima della scoperta della grotta, il blu era considerato il colore simbolo del desiderio romantico, tratto dal romanzo di Novalis Heinrich von Ofterdingen (1802), in cui il protagonista cerca il “fiore blu” che è la chiave della poesia.

Sibilla Panfili

Grotta Azzurra
Grotta Azzurra