isola di Capri

L’isola di Capri a inizio Novecento: meta di artisti e rivoluzionari

Oscar Wilde cercò rifugio sull’isola con il suo amante Lord Alfred Douglas, ma non riuscì a ritrovare la serenità tanto desiderata

Tra la fine dell’Ottocento e la prima metà del Novecento l’isola di Capri accolse intellettuali, flâneur, pittori, scultori, poeti e rivoluzionari in fuga dalle censure di tutta Europa. L’isola era in quegli anni, come testimonia la critica d’arte Lea Vergine autrice del libro Capri. 1905-1940. Frammenti postumi, “Il polo magnetico, il punto di confluenza, la tappa obbligata, il luogo geometrico di amicizie e congedi dei più disparati destini, cardine attorno al quale ha ruotato grandissima parte della cultura e della politica“. Una piccola isola incastonata nel Golfo di Napoli, rocciosa ma fertile e ricca di vegetazione mediterranea, lambita dal blu del mare che incantava da secoli abitanti e viaggiatori sin dalla nascita delle civiltà. Sui suoi dirupi scoscesi Omero fece vivere le Sirene ammaliatrici di Ulisse nell’Odissea. Tiberio da qui gestì un Impero. Le suggestioni letterarie e la sua conformazione geologica, che la elesse a rifugio ideale per chi ha il desiderio di isolarsi o nascondersi, resero l’isola il luogo perfetto di un ampio gruppo di intellettuali in fuga dalle regole rigide della società borghese.

Oscar Wilde

Tra i primi che in epoca moderna scelsero l’isola di Capri vi fu lo scrittore inglese Oscar Wilde il quale, nel 1897, uscito di prigione e reduce dai continui scandali che lo perseguitavano nel Regno Unito a causa della sua relazione con il giovane Lord Alfred Douglas, raggiunse prima Napoli e poi l’isola del Golfo in compagnia dell’amante. Fuggivano perseguitati dal Criminal Law Amendment Act, la legge che puniva con la reclusione fino a due anni gli uomini che praticavano atti sessuali fra di loro. Una storia raccontata anche nel film del 2018 The Happy Prince, diretto e interpretato da Rupert Everett. Purtroppo, neanche sull’isola di Capri Wilde riuscì a ritrovare la serenità: la fama che circondava i suoi trascorsi processuali giunse persino lì e il celebre hotel Quisisana, meta di tanti turisti inglesi, decise di non turbare la quiete dei suoi ospiti e mise alla porta la coppia. L’episodio è narrato nel libro di Giuseppe Aprea, studioso dell’isola di Capri, intitolato L’amore che non osa pronunciare il suo nome. Alla fine dell’Ottocento, il Quisisana non era più la clinica sanatorio che il medico inglese George Sidney Clark aveva creato alla metà del secolo, convinto che il clima dell’isola fosse salutare per i malati, bensì un rinomato grand hotel gestito da Federico Serena – un self-made-man locale – e frequentato da una clientela internazionale e aristocratica, in grande maggioranza anglosassoni.

Il Criminal Law Amendment Act e il carcere per Oscar Wilde

Era questa la situazione nella quale fecero l’ingresso in quella sala, il 15 ottobre del 1897, Oscar Wilde e il suo amante, il giovane Bosie. 

Wilde era stato protagonista di due processi intentati dal Marchese John Sholto Douglas, padre di Alfred, il quale sentiva la sua reputazione danneggiata dal comportamento del figlio, in un’Inghilterra vittoriana dai severi costumi. Il poeta aveva già scritto Il ritratto di Dorian Gray, il cui testo venne portato in aula in quanto, secondo l’accusa, testimonianza ricca di riferimenti sessuali e omosessuali.  Al termine del secondo processo Oscar Wilde fu condannato per sodomia nel maggio del 1895 e, rinchiuso nel carcere di Reading, scontò due anni di lavori forzati.

La “cacciata” di Wilde e Bosie dal Quisisana

Era dunque da pochi mesi uscito dal carcere quella sera in cui entrò nella sala da pranzo del Quisisana. All’ingresso dei due uomini, alcuni commensali, dopo averli riconosciuti, si erano lamentati e, scandalizzandosi, avevano chiesto a Federico Serena di invitarli a uscire. In un vocìo trasformatosi in un silenzio imbarazzato, i due si lasciarono la sontuosità di quei locali alle spalle. 

«Mi hanno negato il pane» dirà Oscar Wilde allo scrittore svedese Axel Munthe, incontrato passeggiando per le vie dell’isola dopo la cacciata dal locale. Munthe, medico apprezzato e famoso, amico e chirurgo personale della regina Vittoria di Svezia, invitò i due uomini a soggiornare presso di lui, nella meravigliosa Villa San Michele di Anacapri. 

Passeranno lì giorni memorabili conversando di antichità greche – di cui il medico svedese era grande cultore – immersi in un’aura di infelicità. 

Quella loro storia, provata dalla detenzione di Wilde, dai libertinaggi di Alfred e dalla consapevolezza del poeta di non essere contraccambiato nella profondità del suo sentimento, stava volgendo al termine. Wilde partì dall’isola di Capri lasciando Alfred ospite da Mrs. Snow, una ricca americana che abitava all’ultimo piano di Villa San Michele.

Oscar Wilde partì per la Francia – dove morì povero e in solitudine nello squallore di un albergo a Parigi: era il 30 novembre del 1900. Aveva deciso di non rivedere mai più Alfred.Quel loro viaggio sull’isola di Capri era stato alimentato dalla speranza di ritrovare con Bosie l’armonia e l’intensità reciproca raggiunta in rari momenti della loro relazione. Ma non fu così perché sull’isola si infransero le speranze che sembravano essere più di Wilde che di Alfred, fortemente provate anche pubblicamente, quella sera nella sala da pranzo del Quisisana.Per Wilde Capri rappresenterà ostracismo, sottrazione e tutto quello che non trovava posto dentro l’amore per l’indisciplinato Lord Alfred.

Sibilla Panfili