Tonino Cacace

Tonino Cacace, il Signore di Anacapri

È stato l’albergatore-mecenate che ha portato in vetta l’hotel di famiglia e rilanciato la «sua» isola

C’era una volta un albergo che dalle scale di piazza Vittoria dominava Anacapri e dava il benvenuto a chi arrivava – per lavoro o per diletto – nel comune di sopra. Era il 1960, e l’Europa Palace – un restyling firmato da un architetto d’avanguardia, Gianfranco Frattini, allievo di Gio Ponti – inizia a farsi un nome sull’isola del mito. Lo avevano voluto Mario Cacace e sua moglie Rita, lungimirante coppia anacaprese che, insieme, aprì una delle prime boutique nel centro di Anacapri che portava il loro nome: Mariorita.

Anni di fortuna, di successi e di trasformazioni in un momento storico in cui tutti conoscevano e inseguivano la Capri della Dolce Vita mentre Anacapri restava un po’ ai margini. Nel 1975, Mario Cacace muore all’improvviso, aveva 53 anni. Al figlio Tonino, educato a Roma al collegio San Giuseppe di piazza di Spagna e fresco di laurea da 110 in Giurisprudenza a Napoli come voleva suo padre, non resta alto che prendere in mano le redini dell’azienda di famiglia. 

È in quel momento che il destino di Tonino Cacace e della sua Anacapri cambia per sempre. «Capii che dovevo prendere il timone. Avevo 23 anni e mi trovai da solo a guidare un microcosmo che a quel tempo contava centodieci dipendenti e centocinque camere», ha più volte raccontato Tonino, il cui fascino e savoir-faire sono diventati segni distintivi tanto quanto gli occhi blu, la determinazione e l’ostinazione che lo contraddistinguono. 

Tonino Cacace cresce in fretta, supera anni difficili e prove altrettanto dure.  Ma il fascino di quest’uomo che ha rilanciato Anacapri è un po’ il portafortuna suo e di una comunità che cercava il suo destino. Inizia a ristrutturare l’albergo, nascono le prime camere con piscina privata, una beauty farm esclusiva. L’Europa Palace viene ribattezzato Capri Palace, cinque stelle lusso con vista sul golfo di Napoli. Cambia il mood e quel tocco mediterraneo di bianco e azzurro poi chiamato Capritouch invade e caratterizza gli spazi. Tonino ha raccontato che nessuno attorno a lui riusciva a capire dove volesse andare a parare. «Le mie logiche non erano condivise, né capite. Sentivo di essere sulla strada giusta, facendo qualcosa di diverso, ma intanto mi indebitavo con le banche e i miei consulenti mi suggerivano di salvare la proprietà. C’era qualcosa che mi diceva di andare avanti, di non mollare. E non l’ho fatto». Ha avuto ragione. Arriva Julia Roberts, è il 1998, prenota una suite con piscina in gran segreto. Dopo di lei, Harrison Ford che noleggia un elicottero per sorvolare l’isola e la sua suite dal tetto apribile. Da qui un successo che non si è mai fermato. 

Affascinante, colto, elegante Tonino diventa il simbolo di Capri nel mondo e il suo hotel diventa leggenda, colleziona premi e ospiti vip. Arrivano le penthouse dedicate a Maria Callas e a Marilyn Monroe, la presidenziale a Gwyneth Paltrow e tante altre. 

Il ristorante L’Olivo ottiene due stelle Michelin e gli spazi comuni si arricchiscono di opere d’arte contemporanea degne di un museo. Arnaldo Pomodoro firma un’installazione monumentale dedicata all’osso di seppia che accoglie i clienti dell’albergo anacaprese. Nella hall in bella mostra ci sono dipinti Giorgio De Chirico, l’elmo di Mimmo Palladino, al bar le installazioni-video di Fabrizio Plessi e nella piscina trasparente i mosaici firmati Velasco Vitali, solo per citarne alcuni. Ma Tonino non si ferma. Cerca nuovi stimoli. Compra e ristruttura Il Riccio, lo storico ristorante della Grotta Azzurra che diventa l’appendice extra lusso del Capri Palace. Con l’amico Gianfranco Morgano, crea la Fondazione Capri. In testa ha un chiodo fisso: vuole far crescere i ragazzi di Anacapri, educarli al bello e alla cultura sin da giovanissimi. L’orgoglio di essere anacaprese è il motore principale di ogni suo gesto. Arrivano workshop, mostre, il plauso di tutta una comunità. Non era la sua strada, ma ne è uscito vincitore. Oggi le cose sono cambiate, ci sarà un’altra storia da raccontare, Cacace ha lasciato la sua isola, ma la sua impresa è una di quelle a cui l’isola resterà sempre devota e grata.

Claudia Catuogno

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