certosa capri

La storia in un dipinto: il conte Giacomo Arcucci e la regina Giovanna I d’Angiò

Ad accogliere i visitatori dell’edificio religioso, un quadro che racconta la fondazione dello straordinario museo caprese

La Vergine in trono con il Bambino in piedi sulle sue gambe intento a benedire i fondatori della Certosa, Giacomo Arcucci e la regina Giovanna I d’Angiò. È racchiusa qui la storia della fondazione della Certosa di San Giacomo, in un dipinto che trova posto nella lunetta all’esterno della chiesa. 

Il capolavoro 

Il committente dell’opera fu proprio il conte Giacomo Arcucci, che fece edificare la Certosa di San Giacomo tra il 1371 e il 1374, e che è ritratto sulla destra con la lunga barba bianca e il cappello. Si nota raffigurato, con i figli Francesco e Jannuccio, alle spalle, inetto a offrire il modellino della chiesa alla Vergine Maria. Dall’altro lato, sulla sinistra, trova posto, invece, la regina Giovanna I, protettrice e benefattrice dell’ordine dei certosini. «Donna di rara bellezza e di fascino irresistibile» – si legge nella scheda dedicata al sito caprese della Direzione Regionale Musei Campania – «la regina reca una corona sul capo ed indossa una gonnella azzurra disseminata di gigli d’oro angioini. Alle sue spalle le due donne, che indossano il velo muliebre e vesti bianche, sono identificabili con le due mogli dell’Arcucci: Margherita di Sanseverino e Muretta Valva.» E poi ancora ai lati della Madonna, in piedi si notano San Giovanni Battista, coperto da una pelle di animale, e San Giacomo, con il mantello. Tutto intorno sei coppie di angeli che suonano strumenti musicali medievali: «un’arpa, un liuto, una viella, un salterio e due organi portativi», spiegano gli esperti.

Il monumento caprese

La Certosa di San Giacomo si divide in due blocchi: da una parte la chiesa, il refettorio, i due chiostri, e dall’altra i cellai, le cucine, i magazzini. I primi spazi, noti come casa alta, erano dedicati alla preghiera e alla clausura, mentre la casa bassa era il luogo in cui i frati si dedicavano alla lavorazione dei prodotti agricoli. Il chiostro grande ha da sempre rappresentato il cuore della vita certosina: con il porticato e le arcate in pietra calcarea accompagna il visitatore lungo il percorso dove un tempo si trovano le abitazioni dei dodici padri. Di fronte, sulla destra, vi era, invece, l’appartamento del priore con la foresteria. «Il chiostro fu realizzato nella metà del XVI secolo da Felice de Felice, su disegno di Giovanni Antonio Dosio: questi maestri avevano già lavorato per la Certosa di San Martino di Napoli», spiegano dalla Direzione Regionale Musei Campania. 

Il chiostro piccolo e la chiesa 

Qui il cuore più antico della Certosa di San Giacomo di Capri, realizzato nel XV secolo con le arcate in marmo di epoca imperiale. I capitelli sono databili tra il XII e XIV secolo, mentre la torre dell’orologio presenta una pianta quadrata di epoca barocca. Su un lato si accede alla Sala del Capitolo, con i suoi meravigliosi stucchi del Settecento. Qui è ospitato anche il museo permanente dedicato all’artista Karl Diefenbach.

Augusto Cattaneo

I nostri social