Le Boffe Anacapri

Le Boffe, un dedalo di emozioni

Un quartiere a ragnatela, con vicoli profumati e colorati, in cui si passeggia andando indietro nel tempo

Districarsi in un labirinto di stradine che si assomigliano tra di loro, con il timore di perdersi, ma con la meraviglia di chi sta ammirando un piccolo miracolo di architettura paesana. Questo è ciò che può accadere visitando Le Boffe, il vero centro storico di Anacapri. Il nome del quartiere deriva, probabilmente, dai caratteristici tetti a padiglione delle case che ricordano molto le enfiature contenute sotto la crosta del pane, chiamate appunto, in dialetto napoletano, boffe. Fino al Seicento, la zona è caratterizzata da sparute casette contadine, in quanto il nucleo abitativo di Anacapri è situato in un contesto più protetto ai piedi della montagna. Lo scenario, però, muta completamente a partire dal 1596 quando nasce la nuova parrocchia di Santa Sofia che provoca lo spostamento a valle dello sviluppo urbanistico, laddove esistono terreni ampi e coltivabili. Nel giro di pochi decenni, Le Boffe, insieme a Caprile, diventa la zona più popolata di Anacapri.

Piazza Boffe, il centro storico di Anacapri

Il quartiere ha inizio nel momento in cui si scendono, sulla sinistra, le scale che costeggiano il sagrato della chiesa di Santa Sofia. È questo il percorso che conduce a piazza Boffe, il vero simbolo del centro storico di Anacapri. Durante il tragitto, l’attenzione viene richiamata dalla prima dimora del medico svedese Axel Munthe, con i suoi elementi romani che sporgono dalle pareti. Attraversando un reticolato di vicoli profumati e portoni colorati si giunge a piazza Boffe, uno slargo in cui il visitatore tornerà tutto d’un tratto indietro nel tempo, quando gli edifici venivano coperti con le volte a botte. Uno stile architettonico tipico dell’isola di Capri che influenzerà negli anni anche ingegneri e architetti del calibro di Edwin Cerio e Roberto Pane. 

Le casette ciammurre

La case de Le Boffe, con le loro colorate bougainville, è come se ti avvolgessero in un ospitale abbraccio. Viene naturale soffermarsi a leggere le massime di vita impresse sulle mattonelle maiolicate che adornano le abitazioni, come la «Casetta Ciammurra» o la casa del vescovo. Girando per i vicoletti si possono notare molte rocce che sporgono oltre il filo delle mura perimetrali delle case. La roccia con poca copertura di terreno consentiva ai contadini di costruire direttamente senza grandi scavi di fondazione e soprattutto senza importanti investimenti economici. Queste rocce sono una chiara testimonianza di quelle costruzioni di necessità, modeste ed essenziali, molto lontane dagli ornamenti sfarzosi dell’epoca moderna. La sensazione di trovarsi in un borgo di molti secoli fa sarebbe ancora più forte e suggestiva se non fossero, nel tempo, scomparse tante piccole botteghe presenti nella piazzetta e nelle immediate vicinanze, dalla salumeria al fruttivendolo, dal calzolaio al falegname. 

Il quartiere vestito a festa

Le Boffe non sono una delle tappe obbligate per i turisti che giungono sull’isola. Per coloro che intendono vivere una suggestione, un’emozione, chiudere gli occhi e sognare, però, basterà spingersi nel cuore di Anacapri e passeggiare in questo dedalo di stradine che accoglierà il visitatore in modo silenzioso e discreto. La vitalità del quartiere si riempie di luci e colori ogni anno, a giugno, in occasione della Festa di Sant’Antonio, il santo protettore di Anacapri, e, a settembre, con la Festa dell’Uva, la Settembrata Anacaprese, con la quale viene salutata la stagione estiva.

Luigi Rinaldi

Credit: Costantino Esposito

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