Luigi Esposito

Raggiungere la vetta dei Faraglioni

Luigi Esposito, rocciatore dell’anima, a «tu per tu» con la Lucertola Azzurra

Raggiungere la cima con i muscoli indolenziti e il sudore che cola sul collo. Ma quassù l’estasi è un tutt’uno con la luce e ci si può sentire felici e piccini tra mare e cielo, lì dove svanisce la fatica. Sensazioni che Luigi Esposito, guida esperta di trekking tra isola di Capri e Costiera Amalfitana, prova ogni volta che conclude una scalata. «In particolare sulla vetta dei Faraglioni – spiega – questa appassionante attività sportiva diventa vera e propria meditazione». Con l’associazione Capri Outdoors, Esposito insegna ai nuovi adepti i metodi per arrampicarsi in sicurezza e, nel contempo, il modo per entrare in sintonia con l’ambiente naturale.

Oltre a una buona forma fisica e alla conoscenza delle tecniche, cosa serve dunque per affrontare al meglio un difficile sentiero o una parete?

«La scalata è uno sport completo dal punto di vista fisico, ma è soprattutto un’attività molto mentale. Arrampicarsi è un istinto radicato dentro di noi, si impara prima ancora di camminare. Alcuni sulle pareti cercano il grado e la difficoltà estrema, concentrandosi solo su quello».

Lei piuttosto cosa cerca?

«Scalando entro in rapporto con la natura: il contatto diretto con la roccia, la prossimità con i nidi degli uccelli, con le lucertole, con le piante della macchia mediterranea. Inoltre, noi rocciatori svolgiamo anche un utilissimo compito di guardiani della parete, controllando la presenza di eventuali massi in bilico».

Le scalate possono essere esperienze solitarie ma anche di gruppo.

«Negli anni passati, per cimentarmi in compagnia dovevo aspettare sull’isola qualche amico scalatore che veniva da altre parti d’Italia e insieme aprire vie nuove tra la zona del Faro e il Passatiello».

Ora invece?

«Si è formato un gruppo di giovani appassionati locali ai quali cerco di trasmettere le mie esperienze, soprattutto in termini di sicurezza. Da venticinque anni faccio scalate e da 15 sono nel Soccorso Alpino per aiutare scalatori smarriti e in situazioni di rischio».

La scalata dei Faraglioni sembra avere un fascino particolare.

«Quelli dei Faraglioni sono veri percorsi alpinistici da affrontata con molta cautela, perché c’è sempre il pericolo che cadano massi. Si tratta di vie aperte fin dagli anni Trenta da grandi alpinisti italiani. È molto emozionante raggiungere la sommità spianata del faraglione di mare, dove crescono gli ulivi e si può comodamente sostare per godere un panorama unico. Durante l’arrampicata, si può anche fare un incontro interessante».

Con chi?

«Con la lucertola azzurra, specie unica che vive solo qui e che fu scoperta da Ignazio Cerio nel 1870. Ha la schiena nerastra e la testa e il ventre blu elettrico. È ormai il simbolo dell’isola e ne abbiamo fatto il logo della nostra associazione».

È seducente anche la Grotta della Paglia.

«L’antro attira noi appassionati, eppure i vecchi sentieri sono stati abbandonati da tempo. Ci si può ancora arrivare ma seguendo un complicato percorso, con un ultimo tratto quasi in arrampicata».

Vale la pena di provarci?

«È un po’ disagevole e bisogna avere esperienza, ma io non rinuncio».

Marco Molino

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