La magia dell’isola di Capri nelle tappe del Grand Tour

L’isola campana era una delle mete preferite dai facoltosi viaggiatori europei che si mettevano in viaggio per andare alla scoperta delle bellezze italiane

All’alba del XVII secolo, l’Italia e le sue città divennero l’occasione per entrare in contatto con la Roma antica e l’ellenismo siciliano, con Venezia e le architetture del Palladio, nonché con Pompei ed Ercolano. Tuttavia, una destinazione su tutte rimase nell’animo di questi viaggiatori privilegiati: l’isola di Capri. 

I giovani blasonati, gli intellettuali e gli artisti dell’epoca si mettevano in viaggio con l’obiettivo di andare alla scoperta della storia, della cultura, della politica e dell’arte dei Paesi del vecchio continente. Una esperienza che coinvolgeva numerosi aristocratici dell’epoca, comprese anche alcune donne, e che aveva avuto un vero e proprio boom nel corso dell’Ottocento. Solcavano le onde del canale della Manica e poi attraversavano il cuore antico dell’Europa. Sulle carrozze trainate dai cavalli passavano per città, borghi e vasti territori della Francia e della Germania. E poi, al di là delle Alpi, finalmente l’Italia: la loro meta preferita. Molti aristocratici europei, in particolare inglesi, avevano così dato inizio a quel fenomeno che secoli dopo sarebbe diventato il turismo di massa. La loro missione si chiamava Grand Tour. Dopo essersi imbattuti nelle unicità di Venezia, nei resti della civiltà greca in Sicilia, nella magnificenza di Firenze e la ricchezza smisurata di Roma, con il Colosseo, i resti del foro, la basilica di San Pietro, i palazzi e i monumenti di tutta la città papalina, arrivavano fino alla Campania per lasciarsi stregare dal fascino di Napoli. I curiosi e facoltosi viaggiatori amavano perdersi nelle atmosfere della città partenopea: una tappa fissa era anche la zona dei Campi Flegrei. Stesso discorso per le antiche città romane da poco riportate alla luce: Pompei ed Ercolano. E poi naturalmente Capri, un’isola che, fin dai tempi più remoti, grazie alle sue bellezze e al suo fascino senza tempo, era riuscita a far innamorare persone e personaggi di ogni tipo, a cominciare dagli imperatori romani Augusto e Tiberio. Quella Capri che già allora era considerata una delle isole più belle del mondo. 

Nessun eroe greco più di Ulisse è vivo e presente nella storia di Capri. Riscoprire le tracce della sua Odissea nell’assoluto e panico paesaggio caprese può trasformarsi per l’inconsapevole turista in un iniziatico viaggio nel mito. Ammirando le isole del golfo il più grande poeta tedesco, Johann Wolfgang Goethe, sentì nel suo animo «viva la parola di Omero». Nel suo capolavoro Viaggio in Italia descrive il suo omerico naufragio al largo di Punta Masullo. Ritornando dalla Sicilia, la notte del 14 maggio 1787, il poeta attraversa con la sua nave le bocche di Capri. All’improvviso un inquietante “bafuogno” spinge la nave verso gli scogli al di sotto dell’Arco Naturale. A bordo scoppia il panico, i passeggeri s’inginocchiano e pregano. Dalle montagne scendono vocianti pastori che con le loro donne sono pronti a saccheggiare la barca. Quando già il divino Wolfgang è rassegnato a cadere sotto i colpi dei selvaggi caprioti, un apollineo vento respinge la nave verso il largo. Edwin Cerio con sottile ironia ipotizzerà: «Siamo sicuri che le sirene capresi non sono altro che bellissime donne dell’isola che adescano i marinai sugli scogli per poi ucciderli e saccheggiare le navi?» Così si capisce come l’omerica Anthemoussa, ovvero il prato fiorito coperto da ossa, diviene l’isola su cui giacevano le Sirene, ovvero Capri. Senza dubbio il racconto di Goethe influenzò l’immaginario dei tanti Wandervögel tedeschi, artisti che dopo la scoperta della Grotta Azzurra popolarono le stanze e i tetti dell’albergo Pagano.
Capri divenne l’ideale scenario del mito dove raffigurare le imprese e gli eroi dell’antica Grecia. Con il motto “Risorgi Omero” al Pagano si formò il circolo degli Odissei che decantarono e rappresentarono la “Zauberinsel”, l’isola del mito. Il grande pittore e disegnatore Friedrich Preller illustrò il viaggio dell’eroe di Itaca nella divina armonia del paesaggio caprese. Nella sala consiliare del Comune di Capri sono esposte le sedici litografie che rappresentano l’Odissea caprese di Ulisse, dono del museo di Weimar.

Una volta sbarcati a Capri, i partecipanti al Grand Tour potevano passeggiare tra i vicoli di una isola abitata dai pescatori e caratterizzata da vecchie architetture e straordinari capolavori scolpiti dalla potenza natura, a cominciare dai celebri Faraglioni. In particolare, verso la fine dell’Ottocento, Capri cominciava così ad affermarsi come una delle mete più amate dai viaggiatori del periodo, tra cui molti artisti e intellettuali dell’epoca. Il luogo ideale dove riempire l’anima e il cuore di bellezza e lasciarsi ispirare da scorci e atmosfere che ancora oggi fanno dell’isola una delle mete turistiche più ambite in assoluto. Suggestiva e romantica, circondata dall’impeto del mare che bagnava i suoi Faraglioni, generosa nell’offrire panorami sconosciuti altrove, Capri ospitò le migliori genti d’Europa. Industriali come Friedrich Alfred Krupp – del quale resta l’affascinante percorso scavato nella roccia – e letterati come Compton Mackenzie, che subirono l’incanto di un’isola che per molti divenne la meta definitiva di un saggio peregrinare. 
Luogo perfetto per trovare ispirazione e pace, l’isola offriva infatti i colori e i profumi di una natura incontaminata e lospitalità dei suoi pescatori, persone semplici e protagonisti di una vita che nella tradizione e nell’idillio con l’ambiente circostante trovava le sue ragioni d’essere. Ancora oggi, l’isola offre la possibilità di immergersi nelle atmosfere del Grand Tour passeggiando lungo itinerari di grande effetto, come quello del colonnello Mac Kowen – che vi guida dalla sua Casa Rossa al cuore di Anacapri, fino ai vicoli del seicentesco quartiere de Le Boffe – e quello che parte da Villa Lysis. Dalla villa, dimora liberty del poeta francese Jacques Fersen, si ha il piacere di scoprire un sorprendente percorso naturale che conduce alla Baia di Lo Capo e il sentiero diretto a Villa Jovis, antica residenza dell’imperatore romano Tiberio. Ma sono davvero numerose le tracce lasciate a Capri dagli spiriti liberi del mondo.

Arianna Pinton

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