Villa Moneta

La dimora tiberiana di Siviero

La storica Villa Moneta negli anni Venti divenne il rifugio estivo del pittore napoletano: l’isola sua fonte principale di ispirazione

Una magione antica che prende il nome dalla contrada di Tiberio di cui fa parte: una serie di scavi portarono alla luce le rovine di un tempio in onore della dea Giunone e il ritrovamento di monete antiche, le valsero, appunto, l’appellativo di Moneta. È qui che, nella prima metà del 1900, si rifugiò l’artista partenopeo Carlo Siviero.

La storia della villa

Fu costruita intorno alla fine del 1700 dalla famiglia Polverino proprio sui resti di antiche cisterne romane di quello che fu il grandioso complesso imperiale di Tiberio. Divenne la dote di Rosa, figlia dei nuovi proprietari, gli Auriemma, che, nel 1819, andò in sposa a Joseph Bourgeois, fedelissimo di Napoleone: dopo l’esilio all’Elba e la deposizione, fece rotta su Capri per restarvi per sempre, divenendo prima giudice di pace e poi per due volte sindaco. Alla sua morte, Villa Moneta toccò alla figlia che, insieme al marito Pasquale Mongiardino, ampliò e ristrutturò la dimora, dandole quel tocco visibile ancora oggi: finestre bifore, colonnine tortili in marmo e numerosi elementi marmorei, il tutto immerso in una meravigliosa pineta.

Il Novecento con Siviero

Dal 1920 al 1953, Villa Moneta divenne il buen retiro del pittore napoletano e ritrattista dei Savoia, Carlo Siviero. Stregato dalle bellezze naturali dell’isola di Capri, anche Siviero entrò di diritto a far parte di quel nugolo di artisti – stranieri e non – che la scelse quale fonte di ispirazione privilegiata. Nato a Napoli nel 1882, Siviero si dedicò agli studi di pittura con Tommaso Celentano e iniziò a frequentare il fervido ambiente artistico napoletano dove conobbe, tra gli altri, Antonio Mancini, Francesco Paolo Michetti e Vincenzo Gemito. Qualche anno più tardi si iscrisse all’Accademia delle Belle Arti di Napoli e alla Scuola Libera del Nudo di Roma.
Dopo il successo di alcune esposizioni con le sue opere dedicate a ritratti e paesaggi, arriva l’incontro con Capri. È il 1907. Qui conosce Maksim Gor’kij e i paesaggi isolani diventano la musa primaria dell’artista napoletano.
Torna a Roma e inaugura uno studio in Via Vittoria Colonna. Viene premiato all’Esposizione Internazionale di Rimini e due dipinti entrano alla Biennale di Venezia. Espone ovunque: da Monaco di Baviera a Parigi e Barcellona fino in Olanda dove, nel 1911, è protagonista con una personale all’Aja. Conosce Matisse e frequenta l’atelier degli artisti di Guillaume Apollinaire: il suo stile viene influenzato dall’avanguardia artistica europea. La carriera di Siviero è inarrestabile: diventa accademico e poi presidente della Regia Accademia di San Luca, entra nel consiglio della Società Amatori e Cultori di Belle Arti. Lavora come critico d’arte per i principali giornali italiani dell’epoca fino al Fascismo, che lo costringe a dimettersi per poi tornare in carica fino alla sua morte.

Dai Savoia all’Accademia di Napoli

Nel 1923 Carlo Siviero firma il ritratto di Iolanda di Savoia e riscuote enorme successo di pubblico con la mostra alla galleria Corona di Napoli. Qualche anno dopo, accetta di insegnare presso l’Accademia di Napoli, diventandone direttore fino al 1935, quando preso di mira dai giovani pittori del Sindacato Fascista, si trasferisce di nuovo a Roma fino al licenziamento che avviene nel 1939. Nella parentesi dedicata all’insegnamento, la sua produzione artistica diminuisce ma torna prolifica negli anni: alla Biennale del 1930 porta due creazioni, per una sua personale nel ’42 a Milano presenta 83 opere e due anni più tardi riscuote il plauso per una personale a Napoli. È del 1950, il suo omaggio al florido ambiente artistico napoletano della fine dell’Ottocento nel libro Questa era Napoli. Va in Brasile per eseguire una serie di ritratti e colleziona altri successi in patria alla Quadriennale di Roma e alla Rassegna delle Arti Figurative, organizzata alla Mostra d’Oltremare a Napoli. Carlo Siviero, il pittore di Capri, si spegne proprio sull’isola che lo aveva tanto ispirato l’11 settembre del 1953 nella sua dimora, oggi divenuta una residenza privata dal fascino immutato.

Adele Fiorentino

Credit: Costantino Esposito

Bibliografia: Mario de Nicolais, “Carlo Siviero”, Società Editrice Napoletana.

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